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6 Set 2017

Sicurezza sul lavoro: responsabilità RSPP in caso di infortunio mortale

La Corte di Cassazione è spesso chiamata ad esprimersi su procedimenti che riguardano direttamente la sicurezza sul lavoro. Nella maggior parte dei casi, le sentenze rappresentano un ottimo spunto per approfondire alcuni elementi del Testo Unico sulla Sicurezza. Oggi analizziamo una decisione della Cassazione sulla responsabilità di RSPP e direttore tecnico di cantiere in caso di infortunio mortale.

Infortunio mortale sul lavoro, la responsabilità del RSPP secondo la Cassazione

Il fatto su cui la Cassazione Penale è stata chiamata ad esprimersi con Sentenza n. 32105 del 04 luglio 2017 è purtroppo relativo ad un infortunio mortale. Nella fattispecie, si tratta di un operaio edile deceduto qualche giorno dopo essere stato colpito in testa da una pesante putrella durante l’attività lavorativa. Oggetto prevalente del contendere è che la vittima non fosse dipendente della ditta del capocantiere, bensì un operaio di un’azienda in subappalto.

L’imputato, che ricopriva il ruolo di RSPP e di Direttore Tecnico di cantiere, ha presentato ricorso contro le sentenze dei gradi precedenti che l’avevano visto colpevole. La ragione del ricorso è da ricercarsi nella presunta assenza del dovere di vigilanza degli operatori di cantieri che non fossero alle sue dirette dipendenze.

La Corte ha valutato il ricorso come inammissibile adducendo diverse ragioni. Per prima cosa, tale assunto è stato considerato infondato basandosi sulla posizione di garanzia che RSPP e direttore tecnico di cantiere dovrebbero occupare sul tema della sicurezza sul lavoro.
Infatti, la posizione del capocantiere sarebbe da assimilare a quella del preposto. Pertanto, egli avrebbe dovuto assicurare la sicurezza dei lavoratori, anche segnalando potenziali situazioni di pericolo. Inoltre, anche sovrintendendo alle attività, impartendo istruzioni, dirigendo gli operai, ed attuando le direttive ricevute controllandone l’effettiva esecuzione. Tuttavia, questo elemento esporrebbe l’imputato solo alle sanzioni previste dall’Articolo 19 del D.Lgs. 81/08.

Ad aggravare la posizione del direttore tecnico è però un altro elemento, sempre contenuto nel Testo Unico sulla sicurezza sul lavoro. Questo elemento consiste nel fatto che egli aveva redatto personalmente il POS del cantiere. Alla luce di quest’ultimo, l’imputato ha assunto sia la posizione di RSPP, oltre a quelle di direttore tecnico di cantiere e di capocantiere. Ciò lo ha messo in una posizione di garanzia nei confronti di tutti i lavoratori, anche non della sua società. Infatti:

  • In qualità di direttore tecnico avrebbe dovuto fornire istruzioni adeguate ai lavoratori che operavano nel cantiere;
  • In qualità di capocantiere era suo compito vigilare sulle modalità operative delle attività di cantiere evitando possibili situazioni di pericolo.

Alla luce di quanto detto, dunque, la Cassazione ha confermato la condanna per l’imputato.

Grazie alle competenze del proprio staff, S.G.I. supporta le aziende per quanto riguarda la sicurezza sul lavoro a tutto tondo. Infatti, ci occupiamo anche di ciò che concerne la gestione dei cantieri. Nella fattispecie, supportiamo le aziende in tutti gli adempimenti del Titolo IV del D.Lgs. 81/08. Tale Titolo riguarda i cantieri temporanei e/o mobili e prevede diversi obblighi per committente e società esecutrici di lavori. Tra questi, vi sono ad esempio la redazione del POS e del PSC.

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