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29 Giu 2017

Il rischio chimico nelle strutture sanitarie: quali strumenti per la sicurezza?

Il rischio chimico è uno degli argomenti più approfonditi nel campo della sicurezza sul lavoro. Un recente studio NIOSH ha ora posto questo rischio in relazione alle strutture sanitarie evidenziando risultati piuttosto interessanti. Il report dell’Istituto statunitense ha infatti analizzato diversi ospedali per presunte tracce di sostanze chimiche pericolose. A rendere necessario l’approfondimento sono stati i diversi sintomi registrati dagli operatori sanitari e non solo. Tra questi, bruciore a gola e occhi, tosse persistente, emicranie, nausee ed ustioni cutanee. Analizziamo i diversi risultati dello studio ed alcune delle possibili soluzioni proposte per la mitigazione del rischio chimico in strutture sanitarie.

Rischio chimico e ospedali: i risultati dello studio NIOSH

Nel periodo di studio, sono stati visitati diversi ospedali e analizzate diverse tipologie di attività. Tra le principali, quelle legate alla pulizia degli ambienti di lavoro. I metodi di studio sono andati dai campionamenti di liquidi, superfici ed aria fino a sondaggi su eventuali sintomi a fine turno.
Il risultato ottenuto è stato di individuare le sostanze che più di tutte hanno causato sintomi negli operatori sanitari e nei lavoratori in genere: si tratta di perossido di idrogeno, acido peracetico ed acido acetico. Le cause principali della presenza di tali sostanze sono state individuate nelle attività di pulizia e nei prodotti utilizzati per svolgerle. Inoltre, alcune possibili origini dei sintomi sarebbero da ricercare in elementi strutturali degli ospedali. Infatti, si è notato come la maggior parte dei sintomi si siano riscontrati in luoghi senza grande ventilazione.
Infine, NIOSH ha sottolineato un mancato orientamento delle strutture verso il miglioramento delle condizioni di sicurezza sul lavoro. Ciò perché spesso mancano sistemi di raccolta e tracciamento delle segnalazioni in merito a near-miss, sintomi anomali, infortuni minori, etc. Queste mancanze possono scaturire in una grave sottostima dei rischi presenti negli ambienti di lavoro.

Alcune possibili soluzioni per il rischio chimico nelle strutture sanitarie

Oltre ad un limitato uso delle sostanze pericolose per la salute dei lavoratori, le strutture possono mettere in atto anche diverse altre soluzioni. Molte di queste sono strettamente collegate alle modalità di utilizzo dei prodotti ed alla protezione individuali. Per esempio, le strutture dovrebbero dotare gli operatori di appositi guanti ed occhiali protettivi per prevenire ustioni e danni agli occhi. Ma anche, ci si potrebbe munire di appositi dispenser che diluiscano il prodotto fino ad un pH pari a 3. Oppure vietare l’utilizzo di prodotti spray in favore di quelli liquidi che verrebbero utilizzati con appositi stracci.

In aggiunta a queste, esistono soluzioni maggiormente a lungo termine. In questo caso, la principale comporta l’implementazione di un corretto sistema di gestione della sicurezza. Ciò significa prestare attenzione non solo ai casi più gravi, ma gestire anche casi minori e near-miss per studiare azioni correttive efficaci. In ogni caso, fondamentale è anche la collaborazione e partecipazione dei lavoratori nel rispettare le procedure introdotte.

S.G.I., con il suo staff, può collaborare con le aziende per la valutazione dei rischi specifici, compreso quello chimico. Attraverso valutazioni strumentali è possibile verificare la presenza di sostanze chimiche potenzialmente dannose. Per ulteriori chiarimenti ed informazione, non esitate a contattarci all’indirizzo info@sistemigestioneintegrata.eu 

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