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22 Set 2020

Rientro dall’estero: gestione dei lavoratori al rientro dalle ferie

Le normative nazionali e regionali (D.P.C.M. 7 agosto 2020, ordinanze del Ministero della Salute e delle singole regioni) impongono ai lavoratori nella loro qualità di cittadini, di osservare una serie di disposizioni per il rientro in Italia dall’estero dopo le ferie.

Le normative nazionali e regionali richiamate sono destinate ai cittadini, ma hanno un impatto significativo sul rapporto di lavoro, in quanto il periodo di quarantena con obbligo di sorveglianza sanitaria ed isolamento fiduciario del lavoratore di rientro dall’estero dopo le ferie potrebbe scattare, oltre che l’assenza da lavoro del lavoratore già assente precedentemente per godimento delle ferie (all’estero), anche la normativa sull’equiparazione della quarantena a malattia.

Inoltre, è fatto obbligo per il datore di lavoro di garantire la salute e sicurezza sul lavoro dei propri dipendenti. Ossia tutelare il lavoratore ma anche i suoi colleghi.

Rientro dall’estero: obbligo di autodichiarazione

L’art. 5 del D.P.C.M. 7 agosto 2020 prevede obblighi di dichiarazione in occasione dell’ingresso nel territorio nazionale dall’estero.

Si tratta di un’apposita autodichiarazione giustificativa dello spostamento in caso di entrata in Italia dall’estero, da consegnare al vettore in caso di utilizzo di mezzo pubblico di trasporto.

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Rientro in Italia da paesi area Schengen

Sono consentiti liberamente gli spostamenti per qualsiasi ragione da e per i seguenti Stati:

  • Stati membri dell’Unione Europea: Austria, Belgio, Cipro, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia, Svezia e Ungheria);
  • Stati parte dell’accordo di Schengen (Islanda, Liechtenstein, Norvegia, Svizzera);
  • Regno Unito di Gran Bretagna (Inghilterra) e Irlanda del Nord, Andorra, Principato di Monaco Repubblica di San Marino e Stato della Città del Vaticano.

Rientro in Italia da Croazia, Grecia, Malta e Spagna: obbligo di tampone

Secondo la normativa nazionale, ed in particolare secondo l’ordinanza del Ministro della salute del 12 agosto 2020, i cittadini che nei 14 giorni precedenti all’arrivo in Italia abbiano soggiornato in Croazia, Grecia, Malta e Spagna, devono:

  • presentare alle autorità competenti una certificazione attestante che, nelle 72 ore antecedenti all’ingresso nel territorio nazionale, si siano sottoposti a un test molecolare o antigenico, effettuato per mezzo di tampone con esito negativo;
  • oppure sottoporsi ad un test molecolare o antigenico, da effettuarsi per mezzo di tampone, al momento dell’arrivo in aeroporto, porto o luogo di confine, ove possibile, ovvero entro 48 ore dall’ingresso nel territorio nazionale presso l’azienda sanitaria locale di riferimento.

In attesa di sottoporsi al test si deve osservare l’isolamento fiduciario presso la propria abitazione o dimora.

Inoltre i cittadini/lavoratori devono:

  • comunicare immediatamente il proprio ingresso nel territorio nazionale al Dipartimento di prevenzione dell’azienda sanitaria competente per territorio, anche se asintomatici;
  • segnalare con tempestività la situazione all’Autorità sanitaria, in caso di insorgenza di sintomi COVID-19, attraverso i numeri telefonici dedicati (1500) e sottoporsi ad isolamento fiduciario.

Alcune regioni hanno imposto ulteriori loro ordinanze, come l’ordinanza di Regione Lombardia n. 597 del 15 agosto 2020.

La quale stabilisce che i cittadini di rientro da Spagna, Croazia, Grecia, Malta debbano attenersi all’osservanza rigorosa delle misure igienico-sanitarie di cui all’allegato 19 del DPCM 7 agosto 2020 con particolare riguardo all’uso delle mascherine in tutti i contatti sociali, nonché alla limitazione allo stretto indispensabile degli spostamenti. Non previsto l’obbligo di isolamento fiduciario.

Rientro in Italia da Romania e Bulgaria: quarantena obbligatoria

Per normativa nazionale, non derogabile da ordinanze regionali, è obbligatoria la quarantena per tutti i cittadini che nei 14 giorni precedenti all’arrivo in Italia abbiano soggiornato in Romania e Bulgaria.

Rientro da paesi non europei

Per normativa nazionale, in particolare per l’art. 4 del D.P.C.M. 7 agosto 2020, integrabile dalle ordinanze delle singole regioni, l’ingresso in Italia da Stati non facenti parte dell’UE e/o dell’accordo di Shengen continua ad essere consentito, con obbligo di motivazione, solo per:

  • comprovate esigenze lavorative;
  • assoluta urgenza;
  • motivi di salute;
  • comprovate ragioni di studio;

Resta comunque l’obbligo di sorveglianza sanitaria e isolamento fiduciario per tutte le persone fisiche che facciano ingresso in Italia da Stati o Paesi esteri diversi da quelli facenti parte dell’Unione Europea.

Esistono delle eccezioni, ovvero categorie di cittadini che, pur provenendo da Paesi che lo richiederebbero, non hanno l’obbligo di quarantena al momento dell’ingresso nel nostro Paese. Tra questi, il personale sanitario, il personale di mezzi di trasporto e i funzionari dell’Unione Europea (elenco completo sul sito del Ministero degli esteri).

Rientro da paesi a rischio

Secondo la normativa nazionale, dal 9 luglio 2020, aggiornata al 13 agosto, è vietato l’ingresso in Italia alle persone che, nei 14 giorni antecedenti, hanno soggiornato o sono transitate per uno dei seguenti Paesi:

Armenia, Bahrein, Bangladesh, Brasile, Bosnia Erzegovina, Cile, Kosovo, Kuwait, Macedonia del nord, Moldova, Montenegro, Oman, Panama, Perù, Repubblica dominicana, Serbia, Colombia.

Il divieto non riguarda i cittadini italiani, di uno Stato UE, di un Paese parte dell’accordo di Schengen, del Regno Unito, di Andorra, del Principato di Monaco, della Repubblica di San Marino o dello Stato della Città del Vaticano e i loro stretti familiari (discendenti e ascendenti conviventi, coniuge, parte di unione civile, partner stabile), a condizione che siano residenti anagraficamente in Italia da data anteriore al 9 luglio 2020.

Fanno eccezione al divieto di accesso e all’obbligo di quarantena l’equipaggio di mezzi di trasporto, personale viaggiante di mezzi di trasporto che esclusivamente per motivi di lavoro entrano in Italia, per un massimo di 120 h o per un transito massimo di 36 ore per chi proviene da: Serbia, Kosovo, Macedonia del Nord, Bosnia Erzegovina, Montenegro.

Quarantena, isolamento fiduciario e malattia: certificazione sanitaria

In caso di quarantena, sorveglianza sanitaria ed isolamento fiduciario, il lavoratore deve ottemperare agli obblighi prescritti dalla legge ed assentarsi dal lavoro. I giorni di assenza da lavoro per ottemperare agli obblighi, sono computati come malattia, con diritto all’indennità di malattia riconosciuto dall’Inps.

A prevedere il diritto alla malattia in caso di quarantena con sorveglianza attiva o permanenza domiciliare fiduciaria, in particolare nei casi di rientri dall’estero, è la lettera i) dell’art. 1, comma 2, del Decreto Legge n. 6 del 23 febbraio 2020, che riguarda la “previsione dell’obbligo da parte degli individui che hanno fatto ingresso in Italia da zone a rischio epidemiologico, come identificate  dall’Organizzazione mondiale della Sanità, di comunicare tale  circostanza al Dipartimento di prevenzione dell’azienda sanitaria competente  per  territorio, che provvede a comunicarlo all’autorità sanitaria competente per l’adozione della misura di permanenza domiciliare fiduciaria con sorveglianza attiva”.

Tale lettera è stata considerata tra i casi rientranti nell’equiparazione ad assenza di malattia dall’art. 26, comma 1 del Decreto Legge 17 marzo 2020, n. 18. E secondo tale equiparazione, l’Inps ha emanato il messaggio 2584 del 24 giugno 2020, indicando gli adempimenti.

Essendo il periodo di quarantena con sorveglianza attiva o permanenza domiciliare fiduciaria, in particolare nei casi di rientri dall’estero, previsto dal D.P.C.M. 7 agosto 2020, una normativa che individua paesi esteri a rischio epidemiologico, l’Istituto potrebbe riconoscere l’equiparazione a malattia anche dei giorni di assenza con sorveglianza sanitaria e isolamento fiduciario a seguito dell’ingresso nel territorio nazionale dall’estero del  D.P.C.M. 7 agosto 2020, nonché i giorni di isolamento fiduciario presso la propria abitazione o dimora in ottemperanza dell’Ordinanza del Ministero della salute del 12 agosto 2020 per i lavoratori che rientrano da Croazia, Grecia, Malta o Spagna, nonché tutti i casi di assenza da lavoro analoghi per obblighi imposti dalle ordinanze regionali.

Ai fini del riconoscimento della tutela, il lavoratore, nel caso di positivo riconoscimento dell’assenza da lavoro come periodo di malattia, dovrà produrre il certificato di malattia attestante il periodo di quarantena nel quale il medico curante dovrà indicare gli estremi del provvedimento emesso dall’operatore di sanità pubblica, che nei casi in questione sarebbero gli obblighi disposti dal D.P.C.M. 7 agosto 2020 e dalle ordinanze del Ministero della Salute e delle regioni.

Regione Lombardia: Rientro da luoghi turistici non considerati dalle ordinanze regionali e nazionali

Regione Lombardia dal 26/08/2020 ha esteso la possibilità di sottoporsi a tampone anche alle persone che rientrano da luoghi turistici nazionali o internazionali per i quali non è previsto obbligatoriamente.

Queste persone, per l’effettuazione del tampone, devono recarsi dal loro Medico di Medicina Generale o Pediatra di Libera Scelta che verificherà l’opportunità di prescrivere il tampone sia in relazione all’andamento epidemiologico della zona visitata (viaggiatori rientranti da località nelle quali sono stati registrati focolai) sia in relazione ai comportamenti assunti.

Sarà pertanto il Medico che deciderà se prescrivere il tampone o meno.

AGGIORNAMENTO 22 SETTEMBRE 2020

Nuova ordinanza Ministero della salute 21 settembre 2020:

Per i cittadini che rientrano da alcune Regioni della Francia indicate nell’ordinanza: Parigi, Alvernia-Rodano- Alpi, Corsica, Hauts-de-France, Île- de-France, Nuova Aquitania, Occitania, Provenza-Alpi-Costa azzurra obbligo di test molecolare o antigenico.