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24 Giu 2020

Lavoratori “fragili”: Tutela e gestione in azienda

Chi sono i lavoratori fragili?

Considerato “lavoratore fragile” , nel protocollo condiviso tra le parti sociali, aggiornato il 24 aprile scorso e inserito nel DPCM del successivo 26 aprile “tutte le persone anziane o affette da patologie croniche o con multimorbilità ovvero con stati di immunodepressione congenita o acquisita, e a tali persone si raccomanda di evitare di uscire dalla propria abitazione o dimora fuori dai casi di stretta necessità e di evitare comunque luoghi affollati nei quali non sia possibile mantenere la distanza di sicurezza interpersonale” (art. 3 co 1 lett. b).

In seguito all’approvazione dell’art. 83 del D.L. n. 34 del 19/05/2020 (cd decreto Rilancio), vanno inclusi in questo ambito tutti i lavoratori di tutte le imprese nazionali, cioè anche i dipendenti attualmente non soggetti alla sorveglianza sanitaria “ordinaria” ex D.Lgs. 81/08, in considerazione del regime di “sorveglianza sanitaria eccezionale” introdotta per la durata del periodo emergenziale con le modalità previste dallo stesso testo.

Quali malattie indicano che un lavoratore è da considerarsi “fragile” ai fini della valutazione del rischio Covid-19?

  • Condizioni di immunodepressione e/o immunodeficienza congenita o acquisita e patologie che richiedono terapie immunosoppressive;
  • Patologie oncologiche (tumori maligni) attive negli ultimi 5 anni
  • Patologie cardiache (ischemie e coronaropatie, ipertensione arteriosa grave scompensata, insufficienza cardiaca, gravi aritmie, portatori di dispositivi tipo pacemaker e defibrillatori)
  • Patologie broncopolmonari croniche (BPCO, asma grave, cuore polmonare cronico, enfisema, fibrosi, bronchiettasie, sarcoidosi, embolia polmonare)
  • Diabete mellito insulinodipendente (specie se scompensato)
  • Insufficienza renale cronica
  • Insufficienza surrenale cronica
  • Malattie degli organi emopoietici ed emoglobinopatie (aplasie midollari, gravi anemie)
  • Malattie infiammatorie croniche e sindromi da malassorbimento intestinale
  • Reumoartropatie sistemiche (artrite reumatoide, LES, collagenopatie e connettiviti sistemiche croniche)
  • Epatopatia cronica grave (cirrosi epatica).

Gestione in azienda – Ruolo del medico competente e del medico di medicina generale

L’art. 26 della Legge 27 del 24/04/2020 (legge di conversione del cosiddetto decreto “ Cura Italia”) istituisce una specifica tutela per una particolare categoria di dipendenti “fragili”, pubblici e privati, purché “in possesso del riconoscimento di disabilità con connotazione di gravità ai sensi dell’articolo 3, comma 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, nonché per i lavoratori in possesso di certificazione rilasciata dai competenti organi medico-legali, attestante una condizione di rischio derivante da immunodepressione o da esiti da patologie oncologiche o dallo svolgimento di relative terapie salvavita, ai sensi dell’articolo 3, comma 1 della medesima legge n. 104 del 1992”.

In tali evenienze il medico di medicina generale, a fronte della corrispondente documentazione medico-legale del riconoscimento di disabilità ex Legge 104/92 da parte dei “competenti organi medico-legali” (cioè delle commissioni per l’accertamento dell’handicap ATS o INPS o dei servizi di Medicina Legale delle locali aziende sanitarie), può riconoscere un adeguato periodo di astensione dal lavoro che viene equiparato a ricovero ospedaliero (possibilità estesa fino al 31 luglio grazie all’ultima modifica del successivo art. 74 del cd decreto Rilancio).

Il medico di famiglia è tenuto a specificare sul certificato di malattia gli estremi del riconoscimento dello status di cui alla legge 104/92 per consentire al lavoratore di assentarsi “precauzionalmente” dal lavoro, al limite anche per tutta la durata dell’attuale emergenza sanitaria.

In definitiva, quindi, per i lavoratori già riconosciuti portatori di handicap in situazione di gravità ex comma 3 art. 3 della Legge 104/92 e per quelli con analoga attestazione ex comma 1 art. 3 a causa di immunodepressione, esiti di patologie oncologiche o svolgimento di terapie salvavita risulta chiaro come comportarsi e a chi compete la relativa salvaguardia (= medico di assistenza primaria), atto che in tali contingenze esula dagli adempimenti richiesti al medico competente che non è abilitato a emettere certificati di malattia per l’INPS.

E’ da tenere presente, inoltre, che in molte aziende – soprattutto in quelle pubbliche, nelle grandi imprese e nelle PMI del settore terziario – la messa in atto di attività in smart-working (o altre forme di “lavoro a distanza”) ha rappresentato una modalità organizzativa che ha permesso di continuare il lavoro senza pregiudizio per la salute dei dipendenti, anche nel caso di “fragilità”, vera o presunta.

Il Protocollo al 24 aprile 2020 raccomanda particolare attenzione ai soggetti fragili anche in relazione all’età, al reinserimento lavorativo di soggetti con pregressa infezione da Covid-19 e assegna al medico competente:
• il compito di segnalare all’azienda situazioni di particolare fragilità e patologie attuali o pregresse dei dipendenti e all’azienda di provvedere alla loro tutela nel rispetto della privacy;
• individuare, alla ripresa dell’attività lavorativa, i soggetti con particolari situazioni di fragilità.

Il confronto tra il servizio di prevenzione e protezione, nei comitati di sorveglianza e nei confronti sindacali si deve svolgere con la presenza
del medico competente.

CIRCOLARE 29 APRILE 2020 – MINISTERO DELLA SALUTE Il ruolo del medico competente