Analisi dei dati 2025: trend consolidati, nuove criticità e prospettive per la gestione del rischio.
La fotografia scattata dall’INAIL a fine 2025 restituisce l’andamento recente dei fenomeni infortunistici e delle patologie professionali, includendo anche il monitoraggio degli infortuni in itinere e nel settore scolastico. Nonostante sia necessaria cautela nell’interpretazione dei dati sui casi fatali, le tendenze emerse rappresentano un indicatore fondamentale per i datori di lavoro impegnati nel miglioramento continuo dei livelli di sicurezza.
L’analisi dei dati INAIL evidenzia che le denunce di infortunio mortale sono state complessivamente 1.093, segnando un lieve incremento dello 0,3% rispetto alle 1.090 dell’anno precedente.
L’analisi del dettaglio evidenzia tuttavia dinamiche opposte: i decessi avvenuti in occasione di lavoro registrano una flessione del -0,9% (passando da 805 a 798), mentre si osserva un aumento critico degli infortuni mortali in itinere, cresciuti del 3,5% (da 285 a 295 casi).
Il bilancio delle vittime sul lavoro: i dati nazionali in numeri assoluti
Nel 2025, il numero complessivo di vittime sul lavoro (sommando i casi in occasione di lavoro e quelli in itinere) si attesta a 1.093, confermando una sostanziale stabilità rispetto ai 1.090 decessi del 2024 (+0,3%). Sebbene i casi in occasione di lavoro registrino una flessione (798 contro gli 805 dell’anno precedente), si osserva un incremento dei decessi in itinere, passati da 285 a 295.
Di seguito la distribuzione dei decessi (complessivi) per regione:
- Sopra le 100 vittime: Lombardia (164), Veneto (111), Campania (101).
- Tra 50 e 99 vittime: Sicilia (94), Emilia-Romagna (92), Lazio (89), Piemonte (89), Puglia (71), Toscana (67).
- Sotto le 50 vittime: Liguria (32), Marche (31), Sardegna (28), Calabria (25), Trentino-Alto Adige (21), Umbria (19), Friuli-Venezia Giulia (19), Abruzzo (19), Basilicata (15), Molise (5), Valle d’Aosta (1).
Geografia del rischio: l’incidenza regionale rispetto alla media nazionale
Per una rappresentazione immediata della distribuzione territoriale, le Regioni sono classificate in base all’indice di incidenza degli infortuni mortali (esclusi i casi in itinere). Il parametro di riferimento è l’Incidenza Media nazionale (Im), che per il 2025 si attesta a 33,3 decessi per milione di occupati.
La mappatura è suddivisa in quattro fasce di rischio:

Analisi settoriale: Costruzioni, Manifatturiero e Trasporti in cima alle rilevazioni
Sui 798 infortuni mortali avvenuti direttamente sul luogo di lavoro nel 2025, la maggior parte dei casi si concentra in pochi settori critici.
In cima alla classifica troviamo l’edilizia con 148 vittime nelle Costruzioni, seguita dal settore manifatturiero (117) e dai trasporti (110). Chiude il gruppo dei comparti più coinvolti il settore del commercio con 68 decessi.

Analisi demografica e temporale delle vittime: genere, nazionalità ed età
I dati Inail del 2025 permettono di tracciare un identikit preciso del fenomeno infortunistico:
- Genere e Nazionalità: Gli uomini rappresentano la stragrande maggioranza delle vittime (752), a fronte di 46 vittime tra le Tuttavia, il dato più allarmante riguarda i lavoratori stranieri che, con un indice di 72,4 decessi per milione di occupati, presentano un rischio quasi triplo rispetto ai colleghi italiani.
- Età: La sicurezza resta un tema critico per i lavoratori “senior”. Oltre il 37% dei decessi coinvolge la fascia d’età 55-64 anni (300 vittime), seguita dai 45-54enni (223 casi) e dai 44-35enni (92 casi).
- Il fattore tempo: Il lunedì si conferma il giorno più nero della settimana (21,8% dei casi), seguito a breve distanza dal venerdì (20,6%), evidenziando una correlazione tra stanchezza o ripresa delle attività e rischio infortunistico.
