News

28 Set 2021

Green pass e aziende: prime indicazioni operative per i datori d lavoro

Green pass obbligatorio nei luoghi di lavoro dal 15 ottobre: modalità operative di controllo e verifica della certificazione verde nel settore privato

Confindustria pubblica un documento che “si sofferma sugli aspetti maggiormente rilevanti per il settore privato e cerca di dare prime indicazioni operative, tenuto conto della imminente entrata in vigore dell’obbligo (15 ottobre 2021) e del carattere decisivo del possesso del green pass nella tutela della salute”.

In particolare, la nota si configura come primo commento al Decreto Legge n. 127/2021, costituendosi come guida per passare ad una fase attuativa della norma.
Ulteriori chiarimenti potranno intervenire successivamente alla emanazione delle linee guida previste per il settore pubblico, con obiettivo di acquisire elementi utili anche per il settore privato.


Di seguito riportiamo gli elementi maggiormente significativi ai fini procedurali per l’attività di controllo e verifica green pass

Dal 15 ottobre al 31 dicembre 2021 (termine dello stato di emergenza) sono obbligati ad avere ed esibire il green pass per accedere al luogo nel quale svolgono l’attività lavorativa:

  • tutti i lavoratori del settore privato
  • soggetti che svolgono la propria attività lavorativa o di formazione o di volontariato nei luoghi di lavoro relativi al settore privato, anche sulla base di contratti esterni, compresi i lavoratori autonomi ed i collaboratori non dipendenti.

Nel caso di lavoratori assunti in contratto di somministrazione, l’azienda dovrà comunque verificare il possesso del certificato anche se a monte tale obbligo di controllo va attribuito all’agenzia del lavoro somministrato prima dell’impiego del dipendente stesso, essendo parte integrante degli obblighi contrattuali.

Le esenzioni

L’obbligo di essere in possesso ed esibire il green pass non si applica ai soggetti esenti dalla campagna vaccinale sulla base di idonea certificazione medica rilasciata secondo i criteri definiti con circolare del Ministero della salute.

In coordinamento con le misure vigenti, la nuova norma fa salve le disposizioni relative all’accesso, per motivi di lavoro:

  • alle istituzioni scolastiche, educative, di formazione ed universitarie – obbligo di green pass fino al 31 dicembre 2021;
  • alle strutture residenziali, sociosanitarie e socioassistenziali – obbligo di vaccinazione dal 10 ottobre 2021 al 31 dicembre 2021;
  • per i dipendenti privati che esercitano le professioni sanitarie e gli operatori di interesse sanitario, che svolgono la loro attività nelle strutture sanitarie, sociosanitarie e socioassistenziali, pubbliche e private, nelle farmacie, nelle parafarmacie e negli studi professionali: obbligo di vaccinazione fino al 31 dicembre 2021.

Le verifiche

L’obbligo di verifica del possesso di green pass è posto in capo al datore di lavoro dei dipendenti ed anche al datore di lavoro dei soggetti che svolgono, a qualsiasi titolo, la propria attività lavorativa o di formazione o di volontariato.

I datori di lavoro devono definire entro il 15/10/21 le modalità operative, ossia la procedura per l’organizzazione delle verifiche del possesso del Green Pass.

Sanzioni: per i lavoratori che violano l’obbligo di green pass da 600 a 1.500 euro; per il datore di lavoro che non effettua i controlli la sanzione va da 400 a 1.000 euro.

E’ opportuno che i controlli , vengano effettuati prioritariamente, al momento dell’accesso ai luoghi di lavoro ma, ove ciò risulti di difficile attuazione,  sarà possibile che siano successivi all’ingresso e fatti nel corso dell’attività lavorativa

In merito alle modalità delle verifiche esse potranno essere svolte:

  • “anche a campione”;
  • prevedendo prioritariamente, ove possibile, che tali controlli siano effettuati al momento dell’accesso ai luoghi di lavoro: quindi potranno essere anche successivi all’ingresso e nel corso dell’attività lavorativa;
  • individuando con apposito atto formale i soggetti incaricati delle verifiche.

La verifica della certificazione può essere effettuata mediante la scansione del QR code utilizzando esclusivamente la App “VerificaC19”. Le attività di verifica inoltre, devono limitarsi al controllo dell’autenticità, validità e integrità della certificazione e non possono comportare, la raccolta dei dati dell’intestatario.

Il soggetto chiamato a verificare il possesso del green pass deve seguire una procedura di controllo previamente predisposta che consenta di comprovare il mancato possesso del certificato verde. Il soggetto delegato, soprattutto se dovrà poi effettuare la trasmissione degli atti al Prefetto, dovrà poter predisporre una documentazione probatoria che consenta di dimostrare gli elementi a fondamento della contestazione. Quanto al controllo dell’identità del lavoratore, all’interno del luogo di lavoro, il datore debba e possa (anche per motivi di sicurezza) conoscere l’identità dei lavoratori e di chiunque sia presente, per cui è sempre legittimato a chiedere, in caso di dubbio, la corrispondenza tra il documento di identità e il dato contenuto nel green pass.

Le sanzioni

(v. schema sanzionatorio nel documento).

La qualificazione come assenza ingiustificata, impone al lavoratore di presentarsi tutti i giorni in azienda. Per qualificare la presentazione senza green pass come assenza ingiustificata il lavoratore deve necessariamente presentarsi in azienda.

Per le imprese che occupano meno di 15 dipendenti

Il datore può assumere in sostituzione del lavoratore assente un’altra risorsa. In questo caso, se dopo il quinto giorno perdura l’inerzia del dipendente quanto alla adozione del green pass, il datore di lavoro, avendo assunto altra persona, può ulteriormente sospendere il dipendente (anche laddove questi avesse recuperato il green pass) per un massimo di ulteriori dieci giorni, rinnovabili una sola volta.

Le modalità del controllo

Il controllo (anche a campione) successivo all’ingresso nel luogo di lavoro rischia anche di generare contenziosi a causa del differente trattamento sanzionatorio, in quanto si potrebbe ritenere che la scelta possa essere discriminatoria: un lavoratore controllato durante il lavoro che non ha il certificato, oltre alla sanzione amministrativa, potrebbe essere licenziato (restano, infatti, in vigore le sanzioni contrattuali), mentre se lo stesso controllo fosse stato adottato all’ingresso vi sarebbe solamente la sospensione dalla retribuzione, con preclusione di ogni sanzione disciplinare, soprattutto di natura estintiva del rapporto di lavoro.

Considerazioni in materia di privacy

In sede di verifica della certificazione (green pass o di esenzione), le informazioni oggetto di trattamento sono:

  • le generalità del lavoratore, nonché la validità, l’integrità e l’autenticità del certificato verde ovvero le predette informazioni in merito allo stato di soggetto esente da vaccinazione anti COVID-19;
  • le generalità del lavoratore e il mancato possesso di un green pass.

Pertanto, ai fini dell’organizzazione dei controlli, non è possibile acquisire dal lavoratore, né preventivamente, né ex post, la certificazione in corso di validità ovvero dichiarazioni in ordine alla tipologia e alla scadenza della stessa.

Tuttavia, in un’ottica organizzativa, non solo delle verifiche dei green pass, ma più in generale dell’attività di impresa (es. gestione turni, trasferte, sostituzioni) e, comunque, nell’ambito delle procedure che il datore di lavoro dovrà definire per disciplinare le modalità di svolgimento dei controlli, sembrerebbe consentito al datore di lavoro di richiedere al lavoratore di comunicare preventivamente, con riferimento a uno specifico periodo di interesse (es. settimana/mensilità presa in considerazione per l’organizzazione ordinaria dei turni ovvero di una specifica trasferta), se non sarà in possesso della certificazione richiesta per l’accesso ai luoghi di lavoro.

Di seguito il link per consultare l’intero documento.

Confindustria – “L’estensione del Green Pass al lavoro privato. Commento al Decreto Legge DL 21 settembre 2021, n. 127 – nota di aggiornamento settembre 2021”.


Ulteriori chiarimenti in riferimento al Green Pass, sono stati pubblicati sulle FAQ del Governo

Riportiamo alcune significative per il settore privato:

  • Le aziende che effettueranno controlli a campione sul personale potranno incorrere in delle sanzioni nel caso in cui un controllo delle autorità dovesse riscontrare la presenza di lavoratori senza green pass? No, a condizione che i controlli siano stati effettuati nel rispetto di adeguati modelli organizzativi come previsto dal decreto-legge n. 127 del 2021.

 

  • Come già evidenziato in un nostro articolo Green pass nelle mense aziendali: nota di chiarimento”, per la consumazione al tavolo nelle mense aziendali o in tutti i locali adibiti alla somministrazione di servizi di ristorazione ai dipendenti pubblici e privati è necessario esibire la certificazione verde COVID-19? Sì, per la consumazione al tavolo al chiuso i lavoratori possono accedere nella mensa aziendale o nei locali adibiti alla somministrazione di servizi di ristorazione ai dipendenti, solo se muniti di certificazione verde COVID-19, analogamente a quanto avviene nei ristoranti. A tal fine, i gestori dei predetti servizi sono tenuti a verificare le certificazioni verdi COVID-19 con le modalità indicate dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 17 giugno 2021.

 

  • I clienti che ricevono in casa un idraulico, un elettricista o un altro tecnico dovranno controllare il green pass? No, in quanto non sono datori di lavoro ma stanno acquistando servizi. Resta fermo che è loro facoltà chiedere l’esibizione del green pass.

 

  • Chi controlla il libero professionista? E il titolare di un’azienda che opera al suo interno? Il libero professionista quando accede nei luoghi di lavoro pubblici o privati per lo svolgimento della propria attività lavorativa viene controllato dai soggetti previsti dal decreto-legge n. 127 del 2021. Il titolare dell’azienda che opera al suo interno viene controllato dal soggetto individuato per i controlli all’interno dell’azienda.

 

Fonte Confindustria
Governo