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23 Giu 2017

Coordinatore per la Sicurezza in fase di Esecuzione dei lavori: sentenza della Cassazione

Con una recente sentenza, la Suprema Corte di Cassazione ha condannato un Coordinatore per la Sicurezza in fase di Esecuzione dei lavori (CSE) per violazioni in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Il caso riguarda un incidente occorso utilizzando un carrello elevatore per il carico/scarico dei materiali di cantiere.

Le motivazioni del ricorso del Coordinatore per la Sicurezza

Il ricorso in Cassazione da parte del Coordinatore per la Sicurezza si è basato su quattro punti fondamentali. A partire infatti dalle motivazioni della sentenza di Tribunale, il condannato ha presentato ricorso sui seguenti temi di fondo:

  • Mancanza di coerenza tra il Piano Operativo di Sicurezza (POS) e Piano di Sicurezza e Coordinamento (PSC). Il Coordinatore sostiene che non fosse stata motivata la mancata coerenza tra i due circa le attività di carico, scarico e stoccaggio dei materiali;
  • Utilizzo di un macchinario non previsto. Si sostiene che non si sapeva dell’esistenza del carrello elevatore fino all’infortunio e che pertanto non fosse stato inserito nel POS e PSC per quel motivo;
  • Cambio dell’area di stoccaggio. Il Coordinatore per la Sicurezza ha sostenuto di aver individuato un’altra zona per il carico e scarico dei materiali. L’incidente sarebbe avvenuto in altra zona, individuata liberamente dall’addetto o dalla società esecutrice;
  • Movimentazione delle merci in una zona non autorizzata. Si ricorre sul fatto che la zona individuata precedentemente fosse pienamente compatibile con lo svolgimento in sicurezza dell’attività.

La posizione della Cassazione nei confronti del Coordinatore per la Sicurezza

A partire dalle motivazioni di ricorso del Coordinatore, la Suprema Corte di Cassazione ha espresso il proprio parere. Nella sentenza, si fa notare come i nodi della questione siano il ruolo del Coordinatore per la Sicurezza e l’operatività di cantiere.

Secondo la Cassazione, il PSC dovrebbe comprendere un piano che disciplini le operazioni di carico e scarico. Inoltre, dovrebbe prevedere eventuali evoluzioni dei lavori che necessiterebbero di modifiche ed adeguamenti di singoli POS e PSC.
In aggiunta, si nota che nel PSC si faceva riferimento a carico/scarico mediante rullo compressore di cui però non c’è traccia nel POS (dove invece era presente una gru su autocarro). Entrambe queste motivazioni confermerebbero dunque la mancata coerenza dei due Piani.

Per quanto riguarda invece il ruolo del Coordinatore, la Cassazione diventa ancora più pesante nel suo giudizio. Pur riconoscendo che il suo ruolo ha una funzione di vigilanza sulla configurazione complessiva e di base dei lavori e non sugli eventi contingenti  ed estemporanei (di cui sono responsabili invece datori di lavoro e preposti), si nota che l’infortunio non è capitato estemporaneamente bensì durante delle operazioni legittime al fine dell’inizio delle attività di cantiere, iniziate quai un mese prima.
Viene così sottolineato che se il Coordinatore si fosse presentato in cantiere sin dal primo giorno per verificare, si sarebbe accorto ed avrebbe potuto intervenire. Al contrario, però, il Coordinatore per la Sicurezza non si è presentato per ben tre settimane. Ad aggravare la situazione il fatto che tale assenza sia stata durante una fase in cui le attività di vigilanza, verifica e sanzione dovrebbero essere maggiormente severe.

La sentenza della Corte di Cassazione

Alla luce di quanto sopra, la Cassazione ha ribadito il parere del Tribunale ritenendo il Coordinatore colpevole di violazioni. In particolare, tali violazioni riguardano gli artt. 91, comma 1, lett. a) e 92, comma 1, lett. b) D. Lgs. 81/08. La sanzione è un’ammenda di 2.000 euro.

Questa la motivazione finale: Il coordinatore per la sicurezza in fase di esecuzione si deve recare in cantiere già nella fase iniziale dei lavori, ciò al fine di verificare la rispondenza della organizzazione del cantiere con le soluzioni previste nel piano di sicurezza e coordinamento.

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